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Leonardo da Vinci, perchè continua a beffarsi di tutti a 500 anni dalla sua morte.

Di sicuro starà ancora ridendo sotto i baffi (e barba) osservando da lassù quante banalità, spesso false, vengono propinate all’ignaro spettatore che vuole giustamente avvicinarsi alla sua figura. Ma soprattutto a chi vuole capire le sue opere, perchè, le opere, hanno sempre la facciata pensata per il committente  (o la stolta moltitudine, come la chiamava) e una ben diversa narrazione sottotraccia (il reale contenuto tecnico/artistico) pensata per coloro che, ora come allora, potevano recepirla. Il rapporto di valore tra le 2 visioni si può stimare in 1 a 10 e tutti lodano la prima come qualcosa di magnifico, cosa piuttosto divertente… soprattutto  per Leonardo immaginiamo. Ma se allora alcuni fortunati eletti (tra pochi poeti e pittori fidati resi partecipi dei reali contenuti) celebravano a loro modo le sue virtù, sebbene non potendo comunicarle in maniera palese, ciò che viene sbandierato oggi ugualmente in gran pompa  è dato da un giudizio  che ignora totalmente i motivi  di questa enfasi  nata  500 anni fa nelle corti più frizzanti frequentate da Leonardo , soprattutto  Milano e persino Napoli.
Ergo, di Leonardo si ignora oggi praticamente tutto, della sua arte e dei  suoi scritti. Facciamo un esempio: volendo  stupire vi  parleranno  della famosa  prospettiva aerea, marchio di fabbrica della Dittacon precise indicazioni sulla funzione dell’aria nei suoi paesaggi, ma ignorando completamente il fine ultimo di questo mirabile accorgimento artistico. Del resto tutto ciò è la risultante di una  anomala concezione esistenziale e artistica  data dalla ferma  volontà di comunicare attreverso la scienza della pittura messaggi incomprensibili per gli ignari spettatori. Tramite  visionari accorgimenti (oggi indagabili mediante i più moderni approcci propri delle scienze cognitive) camuffava ben altri contenuti comprensibili esclusivamente adattandosi alle sue condizioni, sempre permeati da una concezione dinamica e in continuo divenire della rappresentazione. Un mondo invisibile che origina da un innato senso dell’umorismo e del mistero, inteso come divertimento nel rendere tutto confondibile (se non la visione inquieta  di facciata)  messaggi quindi  che nessuno era in grado di comprendere,  specie i committenti spesso potenti principi o ecclesistici. Ma se allora era normale  non potere comprendere la vera natura delle sue opere, la cosa drammaticamente divertente è che gli influencer  di oggi, di una boria celestiale, vedendo il dito puntato alla luna, esaltano (sovente in prestigiosi contesti)  con roboanti citazioni e austera solennità, il gomito.
Eppure basterebbe approcciarsi al suo mondo con la dovuta umiltà per vedere dischiudersi scenari che lasciano a bocca aperta,  ben diversi dall’apparenza  e constatare come sia lontana, ancora,  l’uscita dal tunnel. Ciò significa, per esempio, non potere riconoscere la sua mano e tantomeno le sue opere (che non siano quelle note) aprendo scenari molto interessanti, ovvero la possibilità, anzi la certezza, che vi siano dipinti (o sculture)  di Leonardo nei musei di mezzo mondo attribuiti ad altri artisti che di norma non si è in grado di valutare (attribuzione casuale, in volgare ad minchiam).
Esistono almeno tre esempi emblematici in cui sono esaltati pittori che avrebbero eseguito capolavori assoluti, con livelli di eccellenza mai raggiunti prima e stranamente mai ripetuti poi. Ovvero artisti autori di un unicum di straordinaria rilevanza, di grande stupore, ma di difficile comprensione essendo molto distanti dalla cifra pittorica a loro attribuita. Eppure nessuno ha dubbi in proposito […]